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IL TERMINE "PARMESAN" NELLA LEGISLAZIONE

TUTTO QUELLO CHE C’E’ DA SAPERE SUL “PARMESAN”

Reggio Emilia, 25 febbraio 2008 - In vista della sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del Lussemburgo in merito alla procedura d'infrazione della Commissione Europea contro la Germania perché quest’ultima avrebbe sostanzialmente omesso di intervenire d’ufficio sul proprio territorio per far cessare una situazione che, secondo la Commissione, costituisce una violazione del diritto comunitario, vale a dire l’uso da parte di privati della denominazione «Parmesan» nell’etichettatura di prodotti non corrispondenti al disciplinare della DOP «Parmigiano Reggiano», questa scheda vuole essere uno strumento di informazione sulla problematica per riassumere i termini essenziali della questione.

IL TERMINE PARMESAN
Il termine Parmesan é usato talvolta in diversi paesi nel mondo per designare una tipologia di formaggio a pasta dura da grattugia: alla stregua di altri formaggi quali Cheddar ed Emmental, in tali contesti il termine viene quindi utilizzato per indicare una tipologia di prodotto e non la sua origine.
Questo uso improprio del termine Parmesan è fortemente contestato dal Consorzio , in questo appoggiato dallo Stato italiano e da numerosi altri Stati, in quanto tale nome gode di tutela sulla base della normativa dell’Unione Europea nonché di altri storici accordi internazionali in materia di indicazioni geografiche.
Il problema può essere dunque brevemente analizzato dal punto di vista storico, legislativo e di mercato.
1. Il termine Parmesan nella storia e letteratura
E’ indubbio che il termine “Parmigiano” é da sempre riservato al formaggio prodotto nei territori circostanti la città di Parma. I documenti storici sono numerosi, a cominciare dalla prima testimonianza storica, un atto di compravendita del 1254 e ritrovato nell’Archivio storico di Genova, nel quale una vedova vendeva a un monastero la propria abitazione in cambio di un vitalizio in natura che prevedeva, tra gli altri beni, del "caseus parmensis", cioè formaggio Parmigiano.
Forse il più famoso ed autorevole documento si riferisce al “Decamerone” di Giovanni Boccaccio (1350), dove si parla di una “montagna di formaggio Parmigiano grattugiato”.
Tra i testi che fanno riferimento al caseus parmensis è degno di nota il “De re coquinaria” di Apicio (1500), definito uomo dottissimo in tutti i sensi e fin da quei tempi riconosciuto come somma autorità in “medico-dietetica”. Una dimostrazione dell’eccezionale diffusione del nome “Parmesan” legata al formaggio prodotto nella zona di Parma, si ricava dal celeberrimo romanzo di Robert Louis Stevenson “Treasure Island” (L’isola del tesoro), dove si parla della famosa tabacchiera d’argento nella quale il Dr. Livesey, invece di tabacco, teneva un pezzo di “Parmesan cheese”, che così definisce all’esterrefatto Jim, protagonista del libro: 2° cheese made in Italy, very nutritions”.
2. Il termine Parmesan nella legislazione
I riferimenti sono la Convenzione Internazionale di Stresa, gli accordi bilaterali fra l’Italia ed altri Stati, la Convenzione di Lisbona, la legislazione dell’Unione Europea.
- Convenzione di Stresa (1951)
La Convenzione firmata a Stresa il 1° giugno 1951, rappresenta il primo accordo internazionale sulle designazioni d’origine dei formaggi. Vi aderirono inizialmente 7 paesi (Austria, Danimarca, Francia, Italia, Norvegia, Svezia, Svizzera). Solo la Francia, la Svizzera e l’Italia però hanno applicato nel tempo i principi di tale accordo (che ancora oggi ne fanno parte insieme ai Paesi Bassi). A seguito di tale Convenzione l’Italia emanava nel 1954 la legge n. 125 sulla tutela delle denominazioni d’origine e tipiche dei formaggi.
- Accordi bilaterali
L’Italia ha stabilito accordi bilaterali sulla denominazione dei prodotti agricoli ed alimentari con Francia (29 maggio 1948 e 28 aprile 1964), Austria (1° febbraio 1952), Repubblica Federale di Germania (23 luglio 1963), Spagna (9 aprile 1975). In base a tali accordi, il termine Parmesan era riservato al Parmigiano Reggiano. La legislazione francese fino a tutto il 1992, ha sempre indicato tale principio.
- Accordo di Lisbona (1958)
Il 31 ottobre 1958 veniva sottoscritto l’Accordo di Lisbona sulla protezione delle denominazione d’origine e sulla loro registrazione internazionale che oggi vanta 26 Paesi membri. La Denominazione d’Origine Parmigiano Reggiano veniva registrata il 23 dicembre 1969. L’articolo 3 di tale Accordo indica che “La protezione sarà garantita contro qualsiasi usurpazione o imitazione, ancorché l’origine vera del prodotto sia indicata o la denominazione sia tradotta o accompagnata da espressioni quali “genere”, “tipo”, “modo”, “imitazione” o simili”. La OMPI (Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale), con sede a Ginevra, è responsabile dell’amministrazione di questo accordo internazionale.
- Il Regolamento comunitario 2081/92 (ora 510/06)
Il Regolamento (CEE) 2081/92, sostituito dal Regolamento (CE) 510/06, istituisce le Denominazioni d’Origine Protette (DOP).
L’articolo 13 riporta sostanzialmente quanto indicato nell’art. 3 dell’Accordo di Lisbona e cioè che le denominazioni registrate sono tutelate contro “qualsiasi usurpazione, imitazione o evocazione, anche se l'origine vera del prodotto è indicata o se la denominazione protetta è una traduzione o è accompagnata da espressioni quali « genere », « tipo », « metodo», « alla maniera », « imitazione » o simili”.
In seno al sistema comunitario, la denominazione Parmigiano Reggiano veniva registrata come Denominazione d’Origine Protetta nel 1996 con il Regolamento (CE) 1107/96.
Ai sensi della normativa comunitaria e degli accordi internazionali citati, il nome Parmesan non può essere utilizzato per
formaggi non conformi al disciplinare di produzione del Parmigiano Reggiano.
3. Il termine Parmesan nella realtà di mercato
Nella traduzione francofona del termine geografico Parmigiano, diffusosi a seguito dei contatti politico-amministrativi della Francia con gli Stati parmensi, è largamente usato ed il suo impiego si va estendendo in misura sempre maggiore.
La situazione é diversa fra l’Unione Europea ed il resto del mondo (Svizzera a parte, riconoscendo la Convenzione di Stresa).
· Paesi extracomunitari
Il termine Parmesan é sovente usato in modo improprio e decettivo. L’applicazione dell’Accordo di Lisbona ha tuttavia permesso di ottenere un uso corretto del nome Parmesan, vale a dire soltanto per designare il Parmigiano Reggiano, anche in diversi paesi extracomunitari.
· Unione Europea
In base al citato Regolamento 2081/92 veniva definito un periodo transitorio di 5 anni che dava la facoltà di utilizzare una denominazione protetta qualora la stessa fosse in uso in modo legale precedentemente all’entrata in vigore della protezione comunitaria. Questa deroga però non valeva per i Paesi che avevano stabilito accordi bilaterali con l’Italia (Austria, Francia, Germania, Spagna). Tale periodo transitorio comunque è terminato, per le DOP riconosciute con il Regolamento (CE) n. 1107 del 21 giugno 1996, nel giugno del 2001.
4. Azioni per la tutela del termine Parmesan
Il Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali italiano e il Consorzio hanno realizzato diverse azioni a tutela del termine Parmesan.
· Durante la riunione del Comitato del Codex Alimentarius che si é tenuta a Wellington dal 8 al 12 aprile del 2002, il punto all’ordine del giorno di discutere uno standard per il Parmesan é stato rinviato, su richiesta della presidenza europea di turno, ed a nome di tutti i Paesi membri dell’Unione. Anche la Commissione ed i Servizi della stessa con l’autorevole firma del Commissario all’Agricoltura hanno ribadito per iscritto che l’uso del termine Parmesan è riservato al prodotto Parmigiano Reggian. Oltre a tali dichiarazioni, la Commissione si è fortemente impegnata in tal senso.
· Successivamente, nel luglio del 2006, i Paesi membri del Codex Alimentarius hanno nuovamente respinto la proposta degli Stati Uniti di sviluppare una norma internazionale per la produzione di "parmesan". L’assemblea del Codex ha deliberato di rimandare la questione al 2006, quando si è poi riunita a Ginevra per la 29° commissione permanente, nella quale però la questione “parmesan” non veveniva presa in considerazione.
· Sono state inviate comunicazioni ufficiali da parte del nostro Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali ai Ministeri dell’Agricoltura dei Paesi (nei quali poteva essere fatta valere la protezione della DOP Parmigiano Reggiano) nei quali il nome Parmesan viene usato per indicare prodotti diversi dal Parmigiano Reggiano.
· È stato firmato un accordo col Ministro dell’Agricoltura dei Paesi Bassi in cui si precisa che il termine Parmesan é protetto e riconducibile esclusivamente al formaggio Parmigiano Reggiano.
· È in atto una serie sistematica di controlli da parte del nucleo della Repressione Frodi del Mipaf (oggi si chiama Ispettorato Centrale per il Controllo della Qualità dei Prodotti Agroalimentari) per monitorare sul territorio italiano il corretto impiego delle denominazioni protette.
· Sono state avviate cause contro imprese di diversi Paesi europei che usavano in modo non corretto il termine "parmesan" e che, in seguito all'azione del Consorzio e grazie all'evidenza dell'impianto normativo, hanno desistito dall’uso improprio del termine.
5. L’azione del Consorzio dinanzi alla Corte di Giustizia in Lussemburgo
Il Consorzio del Parmigiano Reggiano ha difeso in giudizio con successo a livello nazionale la protezione del termine Parmesan ai sensi della previgente normativa nazionale nonché, successivamente, del Regolamento (CEE) n. 2081/92 (ora 510/06).
Uno di questi procedimenti, iniziato avanti il Tribunale di Parma, sfociava in una domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal citato Tribunale alla Corte di giustizia delle Comunità europee (causa C-66/00), causa nella quale il Consorzio del Formaggio Parmigiano Reggiano interveniva formalmente. In una causa che aveva visto l’intervento della Germania per sostenere la genericità del termine Parmesan, la Corte statuiva infine che “Nel caso di specie, però, è tutt’altro che evidente che la denominazione «Parmesan» sia divenuta generica” (sentenza del 25 giugno 2002).
6. La procedura d'infrazione della Commissione Europea contro la Germania
Nonostante la normativa comunitaria e la citata sentenza della Corte di giustizia, ancora nel 2003 numerosi operatori economici nel territorio della Repubblica federale Tedesca continuavano ad utilizzare la denominazione “Parmesan” per designare formaggi non conformi al disciplinare di produzione del “Parmigiano Reggiano”. L’amministrazione dello stato tedesco non interveniva, anzi, in alcune occasioni, veniva sostenuta da autorevoli rappresentanti del governo tedesco, anche tramite pubblici interventi, per affermare nuovamente la genericità del termine “Parmesan”.
Alla luce di questa situazione, su segnalazione del Consorzio, la Commissione Europea, una volta esperita infruttuosamente la fase previa stragiudiziale, proponeva un ricorso per inadempimento nei confronti della Repubblica federale di Germania avanti la Corte di giustizia delle Comunità europee (riunita in Grande Sezione).
La causa C-132/05, per la quale il 26 febbraio p.v. sarà pubblicata la sentenza, ha come oggetto, pertanto, l’asserito inadempimento della Germania la quale avrebbe sostanzialmente omesso di intervenire d’ufficio sul proprio territorio per far cessare una situazione che, secondo la Commissione Europea, costituisce una violazione della normativa comunitaria in materia di indicazioni geografiche, vale a dire l’uso della denominazione «Parmesan» nell’etichettatura di prodotti non corrispondenti al disciplinare della DOP «Parmigiano Reggiano».
Oltre alla Commissione Europea ed ala Germania sono parti in causa, altresì, il Regno di Danimarca e la Repubblica d’Austria, intervenute a sostegno della Repubblica federale Tedesca, nonché la Repubblica Italiana e la Repubblica Ceca, intervenute a sostegno della Commissione Europea.
L’iter giudiziario vedeva la celebrazione dell’udienza pubblica il 13 febbraio del 2007, nella quale venivano sentite tutte le parti in causa comparse. In quella sede l’Avvocatura di Stato, in rappresentanza dell’Italia, contestava fermamente la posizione difensiva assunta dalla Germania, sottolineando come la protezione del termine “Parmesan” in relazione alla DOP Parmigiano Reggiano dovrebbe già ritenersi un elemento acquisito e consolidato nel diritto comunitario, in quanto pienamente riconosciuta dalla legislazione comunitaria e ratificata dalla Corte nella citata sentenza del 2002. Le tesi da sempre espresse dal Consorzio di tutela venivano quindi formalmente sostenute dalla Commissione Europea e dal Governo italiano con il sostegno di quello della Repubblica Ceca.
In data 28 giugno 2007 venivano rassegnate le conclusioni dell’Avvocato Generale Jan MAZÀK il quale affermava che “(…) l’uso del termine «Parmesan» per formaggio non conforme al disciplinare della DOP «Parmigiano Reggiano», ai fini della controversia in esame, dev’essere considerato incompatibile con la tutela prestata a tale DOP ai sensi dell’art. 13, n. 1, lett. b), del regolamento di base” (paragrafo 68). In particolare, l’Avvocato Generale sottolineava che “In ogni caso, a prescindere dalla questione se il termine «Parmesan» sia la traduzione della DOP «Parmigiano Reggiano», ritengo che «Parmesan» possa costituire un’evocazione della DOP «Parmigiano Reggiano» ai sensi dell’art. 13, n. 1, lett. b), e pertanto rientri nell’ambito della tutela conferita dal regolamento di base alla DOP «Parmigiano Reggiano»” (paragrafo 53).
L’Avvocato Generale, senza alcuna esitazione, ribadiva pertanto come l’uso del termine Parmesan per designare formaggi non conformi al disciplinare di produzione della DOP Parmigiano Reggiano costituisca una violazione della normativa comunitaria in materia di indicazioni geografiche.
Tuttavia, il parere mette in evidenza una debolezza strutturale nel meccanismo di tutela delle DOP a livello comunitario.
Secondo lo stesso Avvocato Generale, infatti, la Germania, in base al regolamento di base riguardante la tutela delle DOP, non era tenuta a procedere d’ufficio contro i produttori di “Parmesan”. Laddove la Corte di giustizia dovesse confermare detta conclusione, metterebbe in evidenza una grave lacuna della normativa in materia di indicazioni geografiche, in quanto inidonea a garantire una tutela effettiva delle DOP nell’ambito dell’Unione Europea, all’interno della quale mancherebbe quindi, allo stato, un meccanismo di corresponsabilità e di reciprocità nella difesa di tutte le DOP da parte dei Paesi membri.
Altro aspetto fondamentale è che in questo contenzioso si gioca anche il rapporto fiduciario con i consumatori che, sempre più attenti ai prodotti di qualità e d’origine garantita, pretendono dai produttori e dalle autorità nazionali e comunitarie chiarezza e trasparenza. In sostanza è un’azione, quella del Consorzio e di chi si riconosce nella cultura della qualità dei prodotti alimentari, che intende tutelare non solo gli interessi dei produttori ma anche quelli dei consumatori, in un rapporto solidale di chiarezza e trasparenza.

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