• 2009

ALBO DEI MANGIMISTI, GARANZIA DI RISPETTO DELLE REGOLE

Parmigiano-Reggiano Notizie, febbraio 2009 - INFORMAZIONI TECNICHE di Marco Nocetti, responsabile del Laboratorio di tecnologia applicata del Consorzio

Quello che mangiano le nostre vacche è già l’inizio della produzione del formaggio. I cardini dell’alimentazione sono l’uso di grandi quantità di fieno locale e l’esclusione dell’uso degli insilati per quanto riguarda i foraggi, e le limitazioni all’uso di sottoprodotti e grassi per quanto riguarda i mangimi.
L’Albo dei mangimisti è stato istituito quindici anni fa proprio per sostenere gli allevatori nell’impegno ad utilizzare mangimi di qualità elevata, grazie a una partnership positiva con i mangimifici, regolata da una apposita e formale convenzione che fissa gli impegni che si assumono, a fronte dei quali il Consorzio concede l’utilizzo del logo, da applicare al cartellino dei mangimi per renderli riconoscibili agli allevatori. Vengono poi fatti controlli che sono in via di evoluzione. 

In questa numero affrontiamo con Marco Nocetti, responsabile del Laboratorio di tecnologia applicata del Consorzio, l'argomento dell'alimentazione delle bovine, con particolare attenzione all'Albo dei Mangimisti.

Dottor Nocetti, perché nella filiera del Parmigiano-Reggiano c’è tanta attenzione all’alimentazione delle bovine?
La nostra filiera ha la caratteristica tutta particolare di integrare in modo molto stretto quello che succede in stalla con quello che succede in caseificio. Perciò quello che mangiano le vacche, per le sue ripercussioni sulle caratteristiche del latte, è a tutti gli effetti già l’inizio della produzione del formaggio; per questo motivo il disciplinare è costituito, nella sua prima parte, dal “Regolamento per l’alimentazione delle bovine”.
Senza entrare nel dettaglio, i cardini dell’alimentazione delle nostre vacche sono l’uso di grandi quantità di fieno locale e l’esclusione dell’uso degli insilati, per quanto riguarda i foraggi, e le limitazioni all’uso di sottoprodotti (le proteina animali ad esempio sono vietate da ben prima della crisi della BSE) e grassi per quanto riguarda i mangimi.
Il tutto, con i rilevanti costi che comporta, per garantire alle bovine un’alimentazione il più possibile rispettosa della fisiologia del rumine e pertanto in grado di fornire un latte adatto alla produzione di un formaggio così “naturalmente complesso” come è il Parmigiano-Reggiano.

Quando e come è nata l’esperienza dell’Albo dei Mangimisti del Parmigiano-Reggiano?
L’Albo è stato istituito quindici anni fa proprio per sostenere gli allevatori nell’impegno ad utilizzare mangimi di qualità elevata. L’idea, che allora era veramente in anticipo sui tempi, tant’è che è ancora attualissima, è stata quella di creare una partnership positiva con i mangimifici regolata da una apposita e formale convenzione che fissa gli impegni che si assumono. A fronte di tali impegni, il Consorzio concede l’utilizzo del logo, che può essere applicato al cartellino dei mangimi per renderli riconoscibili agli allevatori.

Quali sono questi impegni?
Fondamentalmente, sono la conoscenza ed il rispetto del disciplinare, la produzione di mangimi con caratteristiche qualitative più stringenti rispetto a quelle di legge ed il sottoporsi ai controlli analitici del Consorzio.

Ma il controllo sul rispetto del Disciplinare non spetta al Dipartimento Controllo Qualità?
Certo. Infatti, con l’inizio dell’attività di controllo del Dipartimento, l’azione dell’Albo si è evoluta da attività di controllo ad una attività, appunto, di partnership tra consorzio-allevatori e mangimifici che aderiscono all’iniziativa, al fine di valorizzare il prodotto di chi si mette in grado di fornire maggiori garanzie ai propri clienti.

Quanti mangimifici aderiscono all’Albo?
Sono trentasei i mangimifici che hanno firmato la convenzione e che si sottopongono ai controlli. Nel 2008 il Consorzio ha effettuato 803 prelievi nelle cinque province del comprensorio.
Indubbiamente la modalità del controllo analitico sul prodotto comincia ad essere datata, in quanto molto dispendiosa ed indubbiamente limitata nella sua possibilità di rilevare anomalie. Per questo motivo il Consorzio è orientato ad aggiungere all’attività di controllo analitico un’azione di verifica presso i caseifici delle caratteristiche dei processi produttivi, per verificare se le modalità operative applicate dal mangimificio sono in grado di fornire l’assicurazione della qualità del processo da affiancare al controllo analitico della qualità del prodotto.

Insomma, le analisi dell’Albo non possono vedere tutto...
Bisogna avere chiaro che i mangimi sono prodotti estremamente articolati e complessi. I controlli dell’Albo mirano a fornire garanzie su una serie di parametri fondamentali, ma non possono valutare sistematicamente tutti i dettagli che definscono le caratteristiche di tutti i mangimi, pena un livello di costi evidentemente insostenibile.
L’obiettivo dell’Albo è quello di aumentare le garanzie che un mangime è fatto con materie prime di buona qualità ed è conforme al disciplinare: su questo i mangimifici che aderiscono all’Albo ritengo che siano affidabili. La selezione del mangime più adatto ad una certa mandria e per una certa produzione resta una scelta tecnica che ogni allevatore deve fare in proprio, magari con il supporto di tecnici competenti che non mancano sul territorio.
 

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