• 2009

IL FUTURO DEI CONSORZI DI TUTELA

Parmigiano-Reggiano Notizie marzo 2009 - L'INTERVENTO di Leo Bertozzi, direttore del Consorzio

Le sole funzioni di tutela, vigilanza e valorizzazione dei Consorzi di tutela non sono più sufficienti per affrontare il contesto del mercato aperto. Occorre un'evoluzione normativa per poter attuare la gestione produttiva e la copertura dei costi derivanti dal regole del disciplinare, superare la volontarietà dei Consorzi. Inoltre occorre, come avviene in altri Paesi europei, procedere verso un'ottica interprofessionale, cioè coinvolgere nei Consorzi, oltre ai produttori, tutti i soggetti della filiera responsabili della DOP: produttori, trasformatori, stagionatori.

19 marzo 2009 - Affrontiamo un argomento cruciale per il sistema produttivo delle Dop e Igp, quello del ruolo ed del futuro dei Consorzi di tutela, che sono uno strumento originale, con una specificità italiana, per gestire le denominazioni di origine e le indicazioni geografiche protette, cioè i prodotti del territorio che sono riconosciuti dall’Unione Europea. Il Consorzio del Parmigiano-Reggiano è il più antico Consorzio dei prodotti agroalimentari, essendo stato fondato nel 1934; solo il Consorzio del vino Chianti Classico è stato fondato dieci anni prima. La rinomanza acquisita nel mondo dal Parmigiano-Reggiano é derivata dalle azioni che i produttori hanno sviluppato attraverso il Consorzio: la marchiatura di origine per identificare le forme del prodotto originale apponendo fin dall'inizio lo specifico marchio ovale a fuoco e successivamente i puntini impressi sulla crosta ed i contrassegni "forma e fetta" sul prodotto preconfezionato (porzionato e grattugiato), con gli investimenti in comunicazione e con le azioni di tutela/vigilanza.
Con l'apertura dei mercati e la liberalizzazione degli scambi internazionali, é venuto il momento di chiederci se oggi lo strumento del Consorzio volontario è ancora sufficiente per rispondere alle esigenze di valorizzazione della denominazione. Da più parti, negli ambienti consortili, ma soprattutto fra i produttori e gli operatori che non trovano più il sufficiente riscontro economico, si rileva che ormai questa impostazione ha fatto il suo tempo. D'altronde, questo non può che essere, dato che la formula del Consorzio volontario di tutela risale a diversi decenni fa, quando il contesto di mercato era ben diverso da quello attuale. In un contesto di mercato aperto, non é più sufficiente svolgere solamente azioni di marchiatura, di vigilanza, di tutela legale del marchio e di promozione, quando il prezzo del prodotto non copre più i costi di produzione. A tali azioni occorre dunque aggiungere quelle di mercato ed in primo luogo la gestione delle quantità prodotte per evitare le crisi che penalizzano i produttori così come i consumatori, ma anche l'individuazione di un livello minimo dei prezzi nel rispetto dei costi derivanti dal disciplinare, per evitare contraffazioni.
Negli altri paesi dell'Unione Europea con tradizione per i prodotti a denominazione geografica, l'evoluzione degli Organismi di tutela é avvenuta con l'entrata in vigore della normativa sulle Indicazioni Geografiche (Regolamento 2081/92). In Francia esistono i Comitati Interprofessionali - possiamo dire che la Francia è il paese dell'interprofessione-, in Spagna i Consejos reguladores, in Portogallo le associazioni produttori: organismi che hanno struttura e finalità funzionali alla realtà del proprio paese.
Quindi anche in Italia sarebbe quanto mai urgente che i Consorzi si evolvessero verso una forma interprofessionale e comunque obbligatoria per fare in modo che tutti coloro che partecipano alla produzione della Indicazione Geografica, possano definire le politiche, le strategie, gli interventi più idonei, anche per rispondere ed adeguarsi alle mutevoli condizioni di mercato. Altrimenti è inevitabile che tali Organismi non siano più in grado di svolgere veramente il loro ruolo che deve essere quello di tutelare, vigilare, promuovere e valorizzare il prodotto tutelato.
 

 

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