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Il "Carro del Diavolo": Testimonianza storica e antropologica della società contadina

25 ottobre 2010 - Le raffigurazioni simboliche sui carri agricoli in uso fino agli anni '50 del secolo scorso erano un modo per scacciare influssi maligni o auspicare la fertilità e sono una rappresentazione figurata e simbolica della mentalità del mondo contadino

Torino, 25 ottobre 2010 –  Si è parlato di antropologia legata alla simbologia contadina durante l'incontro organizzato dalla Sezione di Mantova del Consorzio, che si è tenuto domenica 24 ottobre, al Salone del Gusto di Torino, nell'ambito delle attività organizzate allo stand del Consorzio. Protagonista è stato Davide Nigrelli, cofondatore del Museo Civico Polironiano, che ha introdotto il pubblico presente nei significati della rappresentazione iconografica popolare legata ai carri agricoli.

" Il carro agricolo della tipologia Reggiano-Modenese – ha affermato Nigrelliè uno straordinario testimone non solo quale mezzo di trasporto del contadino usato fino agli anni ’50 del secolo scorso, ma soprattutto quale rappresentazione figurata e simbolica della sua mentalità.
Il mondo e la vita del contadino sono costantemente accompagnati dalla paura e dal timore nei confronti di un divenire incerto e pericoloso, dove ogni giorno porta con sé il rischio di catastrofi incombenti e non eludibili concretamente.
Grandinate, malattie, siccità, alluvioni, meteocalamità varie, infertilità animali e vegetali, tutto incombe sull’esito del suo lavoro e quindi della sua stessa esistenza personale e famigliare".

Dalla paura nasce la necessità di tutelarsi in qualsiasi modo possibile: "Mancando assicurazioni o ripari capaci di difendere i raccolti, egli si rifugia nel soprannaturale, e lo fa applicando figure simboliche che hanno una funzione liberatoria sullo strumento onnipresente durante tutto l’anno nell’attività agricola, e cioè il carro".
E così, anche grazie a una serie di immagini e diapositive proiettate, sono state illustrate diverse rappresentazioni simboliche quali il sole e la luna, le sirene, le maschere e altre tese a scacciare influssi maligni o ad auspicare la fertilità dei raccolti e degli animali, fertilità che per l'uomo contadino significava la vita sua e della sua famiglia.

"Non esistono al mondo altri strumenti paragonabili al carro agricolo della nostra tipologia. Il cosiddetto “Carro del Diavolo” – ha proseguito Nigrelli è il più straordinario e strabiliante esemplare in questo contesto. Esso, assieme ad una raccolta di carri agricoli depositata presso il Museo Civico Polironiano di San Benedetto Po dal dottor Carlo Contini di Carpi, recentemente scomparso, va considerato quale patrimonio insostituibile e magnifico della nostra passata tradizione culturale legata alla società contadina, manifesto dell’altra faccia della sua religiosità, o, perlomeno, un compendio ed un’integrazione della sua devozione nei confronti del sacro".
Al termine è seguita l'apertura di una forma di un caseificio produttore della provincia di Mantova, situato nella zona alla destra del fiume Po, all'interno della zona di produzione del Parmigiano-Reggiano. 

Coltello e Parmigiano-Reggiano
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