• 2011

Reggio Emilia

Fare sistema per dare stabilità al mercato

Insieme a convegno produttori, stagionatori e commercianti. alla Fiera del Parmigiano Reggiano di Casina.

Reggio Emilia, 1 agosto 2011  -  Nuovi percorsi commerciali del Parmigiano-Reggiano: questo, oltre ad essere il tema  su cui si sono confrontati sabato 30 luglio i partecipanti ad un convegno nell'ambito della Fiera del Parmigiano-Reggiano di Casina (RE), è la linea su cui sta lavorando il Consorzio del Parmigiano-Reggiano, che negli ultimi anni ha chiamato a raccolta nel "Tavolo per l'esportazione" le diverse imprese commerciali che vendono il nostro formaggio in tutto il mondo.
Molto interessanti gli interventi, moderati dal giornalista Gabrile Arlotti, che hanno animato l'incontro, organizzato dal Comune di Casina e dalla Sezione di Reggio Emilia del Consorzio, su proposta di Marcello Chiesi, agricoltore e presidente del caseificio San Giorgio; è stata occasione di dibattito e di incontro tra  produttori, stagionatori e commercianti di Parmigiano-Reggiano.

Foto: James Bragazzi

"E' il tempo di fare sistema tra tutti gli attori che ruotano attorno al Parmigiano-Reggiano – ha dichiarato Giuseppe Alai, presidente del Consorzio, aprendo gli interventi, dopo il saluto delle autorità – per mettere insieme le nostre forze e trovare gli strumenti per dare equilibrio ad un mercato che ha bisogno di stabilità". "La situazione attuale non lascia tranquilli – ha continuato Alai – il prezzo del Parmigiano-Reggiano a fine 2010 era a livelli elevati, al pari del 2003, l’anno antecedente l’ultima lunga crisi. Ora la produzione, in questi primi mesi dell'anno, sta aumentando e le normative europee sul libero mercato ci impediscono di controllare la produzione. Il prezzo così rischia di calare di nuovo, mentre prosegue il trend inarrestato di diminuzione di caseifici e aziende. Nostro compito, invece, è quello di favorire un prezzo di mercato stabile, perché solo in questo modo non perdiamo fette di mercato. Il ritiro che ogni anno stiamo attuando di circa 100 mila forme di formaggio dai caseifici, attraverso la società di commercializzazione, non solo ci aiuta a promuovere le esportazioni con le imprese commerciali, ma anche va nella strada di contenimento dell’offerta".

Foto: James Bragazzi

Gli interventi hanno portato la testimonianza di diverse realtà commerciali "di peso", come si dice in questi casi, in quanto i relatori erano rappresentanti delle imprese tra le maggiori del nostro comparto. 

Andrea Vai, direttore del Consorzio latterie Virgilio (500 milioni di euro di fatturato, 600 soci, una gamma di prodotti che comprende 63.000 forme di Parmigiano Reggiano vendute ogni anno) sostiene che “anche la grande distribuzione è in difficoltà, per i costi e per la diminuzione dei consumi. E se sul mercato la sfida troppo spesso è giocata sul prezzo; singolare però è il fatto che il consumatore è disposto ora a pagare prezzi maggiori a un prodotto che abbia in sé un servizio (come particolari preparazioni o porzioni). E’ però giunto il momento di fare sistema tra noi operatori della filiera”. 

Carlo Colla, dell’omonima ditta di formaggiai attiva a Piacenza dal 1921 (tre caseifici, 150.000 forme annue tra Grana e Parmigiano Reggiano, oltre 650.000 forme commercializzate, due reparti di confezionamento) saluta come “salutare la diminuzione del prezzo di un euro al chilo per la stabilizzazione della quantità che non riusciamo a controllare. E per fidelizzare il cliente, oltre al prezzo, occorre puntare la qualità. Attenzione: i problemi del Grana sono i medesimi del Parmigiano Reggiano).
Carlo Zanetti, industriale della Zanetti spa (300 milioni di euro di fatturato, 330 dipendenti, un terzo del commercializzato è Parmigiano Reggiano) è anche presidente della Camera di Commercio di Mantova: “la salvezza della nostra attività è avvenuta attraverso l’esportazione. La pubblicità è il canale che indirizza i consumi. Per contenere la qualità si studino modi di vendita del latte. Attenzione a Gdo e supermercati che, anche se spesso sono considerati ‘nemici’, impiegano l’85% del nostro prodotto, ma hanno visto un calo di vendite del 2% e del 6%”.

Adolfo Filippini, agricoltore e presidente del gruppo Parmareggio e Granterre, a proposito di pubblicità incassa le lodi per lo spot del celebre topolino (in un gruppo che vale 250 milioni di euro di fatturato, 470 mila forme commercializzate, di cui 380 mila di Parmigiano Reggiano in prevalenza dei soci), però, è concorde: “il nostro mercato è saturo. Occorre puntare sull’estero. In questo il Consorzio ha fatto passi da gigante. Il nostro obiettivo è dare soddisfazione al consumatore e reddito a chi produce. Ci sono note le modalità”.

Nelle conclusioni emblematiche le riflessioni del presidente Alai: “Attenzione, però, perché le modalità di consumo stanno cambiando. Il consumatore che predilige il Parmigiano-Reggiano è in parte di età elevata, per questo dobbiamo conquistare le diverse fasce di persone, che guardano al prezzo (trentenni) e quelle più giovani che acquistano quanto proposto dai media. E’ giunto il momento di rivolgersi al consumatore hi-tech che, si noti, usa il telefonino in ogni occasione e, quindi, ha oggi gusti ed esigenze diverse rispetto alla massaia di un tempo”.

Coltello e Parmigiano-Reggiano
Ricette